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makeup che rispetta la
fisionomia della donna
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Un nuovo
concetto di trucco, per un makeup che rispetti la fisionomia della donna
Il mio lavoro di truccatrice e insegnante mi ha sempre portato a osservare i
volti delle persone. Approfondendone lo studio mi sono scontrata, nel corso
degli anni, con teorie rivolte all'inquadramento e alla misurazione dei
piani del viso. I principi che guidano queste conclusioni sono pero' tratti
da antiche documentazioni risalenti addirittura al Medio Evo, tese a
individuare una regola che stabilisse le precise proporzioni del corpo
umano, Si tratta di concetti utilizzati anche nella pittura rinascimentale e
moderna. Se osserviamo, ad esempio, alcune delle tavole di studio realizzate
da Leonardo Da Vinci per lo studio di linee e misure che tentano di definire
le proporzioni del volto, ci troveremo a dover fare i conti con la realta',
che risulta difficilmente codificabile, perche' estremamente varia,
asimmetrica e spesso sproporzionata.
Disegnare su di un foglio di carta significa ricostruire il volume tramite
il sapiente utilizzo del chiaroscuro: solo utilizzando griglie e righelli e'
possibile ottenere un volto proporzionato e simmetrico. Truccando un volto
reale, invece, devo tener conto di volumi e forme preesistenti non
modificabili; per questo e' necessario utilizzare il chiaroscuro solo per
far rientrare o far sporgere i piani. Qualsiasi linea tracciata sul viso
subisce deviazioni in corrispondenza dei rilievi o delle rientranze: se si
tentasse di riportare queste linee nella stessa posizione ma sull'altra
meta' del volto, esse subirebbero un cambiamento in larghezza o in lunghezza
(o in entrambe le dimensioni) che renderebbe estremamente difficile, se non
impossibile, un trucco simmetrico.
e' stata proprio questa dicotomia tra disegno e realta' che mi ha portato a
capire quanto le teorie elaborate fin qui da chi ha voluto applicare la
geometria al trucco, possano avere un riscontro solo teorico e, comunque,
difficilmente utilizzabile nella realta'. Se dividessimo il nostro viso e il
nostro corpo longitudinalmente, infatti, le due meta' risulteranno
asimmetriche fra di loro in altezza, In larghezza e in profondita'; la linea
di contorno del volto non e' inscrivibile in nessuna figura geometrica. E
allora perche' voler determinarne a tutti i costi la forma? Forse perche' ci
si possa riconoscere nella donna quadrata o nella donna rotonda? O forse
perche' cosi io possa essere corretta dal makeup artist? Corretta secondo
quale criterio? E chi puo' dire quale sia la forma giusta, o addirittura
teorizzarne l'esistenza?
Non credo che esista un concetto assoluto di bellezza, ma, al contrario,
sono convinta che sia un'opinione personale. Sono un pezzo unico e voglio
essere valorizzata per quello che sono, in onore alla mia irripetibilita'.
Il valore sta nella differenza, non nell'omologazione.
Da almeno I 5 anni insegno ai miei allievi che ogni viso va compreso, che
siamo al servizio delle persone che trucchiamo per aiutarle attraverso la
nostra competenza tecnica, ma rispettando la loro volonta' e il loro gusto;
perche' ognuno di noi e' unico e padrone della propria immagine, che non e'
definita solo dall' apparenza, ma anche dai moti dell'anima cosi ben
espressi dai lineamenti del volto. Il compito di un bravo tecnico e' allora
quello di far corrispondere il piu' possibile l'aspetto interiore ed emotivo
a quello esteriore. Procedendo su questa strada ho cominciato ad
approfondire e riprodurre le conseguenze reali che luce e ombra provocano
sui piani del viso, combinate con il colore della pelle, dando vita alla
tridimensionalita'. Ho scoperto cosi altre contraddizioni: la prima e'
quella della Teoria dei colon e la seconda e' quella del\'utilizzo del fard.
La teoria dei colon non funziona su viso perche' le tonalita' virano nel
momento in cui si stendono sulla pelle, che ha gia' un suo colore definito,
diverso da persona a persona e che influenza quello applicato. Infatti i
correttori che esistono in commercio non funzionano per la maggior parte
delle persone. Utilizzando, per esempio, il correttore verde che in teoria
dovrebbe annullare i rossori, si ottiene invece una macchia grigia. E la
stessa cosa succede con i copri occhiaie: se non sono del colore giusto,
lasciano sempre un alone grigio sotto l'occhio.
Tutti i tipi di correzioni dovrebbero essere eseguiti con toni appropriati,
anche quella del naso che, comunque puo' avere effetto solo per una visione
frontale, perche' osservandolo di profilo il trucco e' svelato! Anche per il
makeup dell'occhio ho elaborato un metodo che rispetti maggiormente
l'anatomia naturale delle palpebre, facilmente eseguibile dalle donne per il
trucco di tutti i giorni e, cosa molto importante, facilmente indossarle.
Fino ad oggi, applicando le vecchie regole di makeup, l'intervento pittorico
risultava cosi evidente che si era venuta a creare la fobia del trucco
pesante, con il risultato che la maggior parte delle donne, dopo la seduta
di makeup, correvano a casa a struccarsi, lo stessa non sopportavo di
vedermi truccata con uno stile erroneamente detto accademico.
Solo quando si lavora per lo spettacolo o per la fotografia si puo'
certamente osare di piu', ma in quel caso si e' aiutati dalle luci del set e
dall'inquadratura. Quando il makeup e' studiato per la produzione di
un'immagine, si puo' pensare a una caratterizzazione del personaggio, cioe'
una rappresentazione anche molto lontana dal soggetto stesso. Essere pero'
visti alla luce del sole e dal vivo e' cosa ben diversa e piu' cruda. Anche
i minimi interventi si noteranno molto. Se noi, di prassi, forzassimo
l'azione correttiva, tutti se ne accorgerebbero, col risultato che invece di
nascondere quel particolare che consideriamo un difetto, lo metteremmo in
evidenza, perche' l'occhio umano abituato a volti asimmetrici e discromici
percepisce la regolarita' e l'uniformita' come quello che sono davvero: un
artificio. Infatti sebbene l'etimologia della parola trucco sia incerta,
sembra che derivi dal francese provenzale antico truc, con il significato di
imbroglio, inganno, alterazione.
Se il cliente ce lo richiede espressamente, si puo' arrivare a studiare una
caratterizzazione della persona. Si puo' optare per un fard arancione, ma si
deve sempre essere consapevoli di quale sara' il risultato visivo finale. Il
nostro compito e' quindi quello di spiegare l'effetto del makeup che stiamo
eseguendo, contribuendo anche con i nostri consigli. L'ultima parola pero'
rimarra' sempre quella di chi il trucco lo deve indossare, nel rispetto
profondo della persona, delle sue esigenze e del suo sentirlo addosso.
Chiamiamolo, percio', Pitting makeup, cioe' trucco conforme: conforme alla
fisionomia, condotti dall'originalita' di ogni volto, guidati
dall'evoluzione e dall'unicita' delle sue forme, per abbandonare
definitivamente la definizione di trucco correttivo.
(fonte: Trucco&Bellezza Anno II N.7 marzo-aprile 2010 - di Elisa Calcinari )
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