Cambiare
colore dei capelli, è ormai comune come un
cambio d'abiti, ma si tratta di una pratica
antichissima e già egiziani e romani ne
conoscevano i segreti. Oggi, però, esistono
tinture d'ogni tipo, adatte a tutte le
esigenze. «Soprattutto» spiega Alessandro
Santopaolo, parrucchiere e imprenditore che
ha esportato i suoi saloni Contesta Rock
Hair anche a Miami e Shanghai «non
contengono più quei composti che fino agli
anni Ottanta le rendevano dannose. Anzi,
alle miscele delle tinte si sono aggiunti
agenti nutrienti ed emollienti». Le
colorazioni sul mercato sono principalmente
di tre tipi. Quella permanente, che
avvalendosi di una reazione chimica
ossidante determina l'integrazione
di molecole coloranti all'interno del fusto
dei capello: attraversandone
lo strato più esterno, le molecole ossidate
trasmettono il colore alla cheratina. Ecco
perché resistono allo shampoo e consentono,
a seconda della composizione, ai biondi di
diventare mori e viceversa. Le colorazioni
temporanee, invece, ravvivano il colore ma
non usano sostanze ossidanti e schiarenti.
Si depositano semplicemente sul capello
senza penetrarne la struttura e basta
qualche shampoo per eliminarle. Infine le
tinture naturali, come l'henne di cui in
Italia si consumano circa trenta tonnellate
l'anno. Una polvere ottenuta pestando il
fiore di Lawsonia inermis, pianta che cresce
soprattutto in Nord Africa e India, che non
danneggia e anzi rinforza il capello. «Ma
attenzione» dice Santopaolo «l'henne è ormai
così inflazionato che si rischia di trovarne
sul mercato versioni "tagliate" con
coloranti insalubri». Sono molte le donne
che chiedono al parrucchiere di aiutarle ad
abbandonare le tinte e ritrovare il colore
naturale, sale e pepe che sia: «A loro
proponiamo un taglio corto che elimini i
residui di tinta e abitui gradualmente al
grigio».
 |
|